Quando il crepuscolo lascia spazio alla notte, i pensieri cominciano la loro danza elegante sul pavimento della mente. Attorno, dame emozionate respirano l’aria pungente della sera. Quella fresca e umida brezza che s’insinua dolcemente e ci concede la pace con il mondo.
Sapete, quando ero piccolo non amavo il buio. Ero talmente fantasioso da vedere persone e creature ovunque, nella notte. Non li temevo. Volevo giocare con loro e la mamma non me lo permetteva. Un giorno disse che in me qualcosa non andava, così mi portò dal primo psichiatra della mia esistenza. L’inizio di una lunga fila. L’inizio dell’assurdo viaggio dentro di me. L’inizio dell’assurdo e basta.
All’epoca fui molto colpito da questo signore in giacca e cravatta, con una pancia che mi ricordava il dirigibile dei cartoni animati. Disse che il mio problema erano i sogni. Come se i sogni lo fossero davvero! Si permise di chiedermi se mi fosse possibile ignorarli, mi sottopose a ore ed ore di colloqui ove fui analizzato come un microbo. Mi sentivo trattato come il nonno, che era malato davvero. E forse fu così che cominciai a farmi più domande di quante se ne ponesse qualsiasi altro bambino della mia età. Ero socievole, solare, sempre pronto a giocare e aiutare. Ma, già allora, dentro mi sentivo solo come se nessuno comprendesse il mio piccolo mondo. In verità non lo afferravo nemmeno io. Troppo piccolo per intuire gli ostacoli sul sentiero, per comprendere una lacrima, per padroneggiare i disegni della vita.
A scuola gli altri giocavano con i pupazzetti di plastica, io spesso mi sedevo sul pavimento e leggevo. Mi estraniavo completamente da quel mondo immerso nel fracasso… e mi piaceva. Nonostante questo, avevo tantissimi amici e ogni giorno li chiamavo per giocare. Devo ringraziarmi per questo. Fu l’arma migliore per non tornare dal signore col pancione. Si convinsero che la situazione fosse transitoria, normale e io tornai ai miei vestiti da sceriffo raccontati in questo post.
Ricordo quegli anni con sorprendente nitidezza. Gli appuntamenti cadenzati con un orologio così preciso da farmi singhiozzare. Vagheggiavo, immaginando di legarmi all’armadio della camera con una fune spessa quanto quella delle navi, così la mamma non sarebbe riuscita a portarmi con sé e sarei potuto salire sulla bicicletta e vivere. Nel vento, nel sole di mezzogiorno, sulle foglie d’autunno, fra i profumi del bosco invernale.
Ma quel velocipede l’ho abbandonato là. Nei dedali di un’infanzia spensierata unicamente a tratti, dove la vita chiese molto più di quanto un piccolo uomo dovrebbe dare.
Sapete, quando ero piccolo non amavo il buio. Ero talmente fantasioso da vedere persone e creature ovunque, nella notte. Non li temevo. Volevo giocare con loro e la mamma non me lo permetteva. Un giorno disse che in me qualcosa non andava, così mi portò dal primo psichiatra della mia esistenza. L’inizio di una lunga fila. L’inizio dell’assurdo viaggio dentro di me. L’inizio dell’assurdo e basta.
All’epoca fui molto colpito da questo signore in giacca e cravatta, con una pancia che mi ricordava il dirigibile dei cartoni animati. Disse che il mio problema erano i sogni. Come se i sogni lo fossero davvero! Si permise di chiedermi se mi fosse possibile ignorarli, mi sottopose a ore ed ore di colloqui ove fui analizzato come un microbo. Mi sentivo trattato come il nonno, che era malato davvero. E forse fu così che cominciai a farmi più domande di quante se ne ponesse qualsiasi altro bambino della mia età. Ero socievole, solare, sempre pronto a giocare e aiutare. Ma, già allora, dentro mi sentivo solo come se nessuno comprendesse il mio piccolo mondo. In verità non lo afferravo nemmeno io. Troppo piccolo per intuire gli ostacoli sul sentiero, per comprendere una lacrima, per padroneggiare i disegni della vita.
A scuola gli altri giocavano con i pupazzetti di plastica, io spesso mi sedevo sul pavimento e leggevo. Mi estraniavo completamente da quel mondo immerso nel fracasso… e mi piaceva. Nonostante questo, avevo tantissimi amici e ogni giorno li chiamavo per giocare. Devo ringraziarmi per questo. Fu l’arma migliore per non tornare dal signore col pancione. Si convinsero che la situazione fosse transitoria, normale e io tornai ai miei vestiti da sceriffo raccontati in questo post.
Ricordo quegli anni con sorprendente nitidezza. Gli appuntamenti cadenzati con un orologio così preciso da farmi singhiozzare. Vagheggiavo, immaginando di legarmi all’armadio della camera con una fune spessa quanto quella delle navi, così la mamma non sarebbe riuscita a portarmi con sé e sarei potuto salire sulla bicicletta e vivere. Nel vento, nel sole di mezzogiorno, sulle foglie d’autunno, fra i profumi del bosco invernale.
Ma quel velocipede l’ho abbandonato là. Nei dedali di un’infanzia spensierata unicamente a tratti, dove la vita chiese molto più di quanto un piccolo uomo dovrebbe dare.

9 introspezioni:
Il passato non torna.
Goditi i tuoi sogni seduto in terra a leggere o ad ascoltare il silenzio, culla quel bambino e vivi l'uomo che sei, il facasso lasciamolo fuori.
Quanta vita c'è dentro ogni vita.
fracasso....pardon
Sei stato e ti sei comportato da bimbo prodigio...superando da solo le tue difficoltà.
Avresti tempo e voglia di recensire le poesie che pubblico?
Mi farebbe piacere.
La tua sensibilità impressionante è un'arma a doppio taglio. Ricordati di avere anche l'altro lato ;-)
Un saluto.
Sono felice di rileggerti, o di "respirarti" come, con quel tocco di eleganza, dici tu! Sono riuscita a lasciarti il mio affettuoso abbraccio prima di partire verso Bologna. Ciao, buona Domenica e...a Lunedì.
Ci sono cose belle dentro ognuno di noi...come un bellissimo fiore che splende sotto i raggi del sole.
Ci sono ricordi e pensieri che come senza sosta schizzano con scintille di colori nella nostra mente...
Visualizziamo...percepiamo i rumori..i profumi di quei momenti che furono...momenti indimenticabili...belli,brutti...gioiosi e dolorosi...
Li ri-valutiamo cercando di ricostruire i percorsi fatti...e capire cosa abbiamo tralasciato e se potremo nuovamente recuperare ciò che abbiamo tralasciato...
Ma molto spesso questa è un impresa difficile...e solo chi ha una vera forza d'animo....e tanta consapevolezza riuscirà ad ottenere ciò...
Leggendo i tuoi post...posso dirti che...ti ammiro.
Sei una persona Straordinaria...che vale tantissimo...hai bisogno di tante carezze...di tenerezza...e di dolcezza...la stessa che ci doni tu...attraverso questi tuoi scritti.
Le tue pur essendo stanche...pigiano su la tastiera...parola per parola...ed ogni singola frase...c'è l'essenza di te...se ne sente tantissimo...ed è bellissima...dolce...delicata...
Sei una persona che ammiro tanto...mi trovo bene qui ora con te...sono li...seduta accanto a te...e voglio ascoltare ciò che mi racconti...mi sento bene qui con te...c'è pace...c'è serenità e tanto amore...
Voglio stringerti...così con naturalezza...un abbraccio che vale più di mille parole dette ora...semplicemente così.
Una carezza....dolce notte.
Passo per un abbraccio forte e un bacio grande.
Cos'è questo silenzio?dove sei?tutto bene?...un abbraccio.
Si sente la tua mancanza...spero solo che il vento porti qualcosa di te nel mio mondo...ti voglio bene.
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